il mio regno

qui si parla di…. Luigi Tenco

La linea ROSSA

Quando Tenco, in un attimo di debolezza e di sua grande confusione mentale, fu sopraffatto dalla delusione di non aver saputo cambiare in meglio "il mondo di domani", stava impegnandosi a tracciare una nuova linea per la canzone italiana. Rifacendosi a fatti che appartenevano al folclore italiano, stava ricercando un linguaggio che fosse più in sintonia con quello della gente comune ed il suo ultimo brano non era altro che il primo brano con il quale avrebbe voluto aprire una nuova via per la canzone italiana. Fra le sue carte è stata ritrovata, in forma di appunto, anche la scaletta di un lavoro futuro, dove queste idee avrebbero preso forma. E di idee ce n’era di bisogno perchè, a quel tempo, non si faceva altro che parlare di "giovani speranze". Alla cosidetta linea della speranza o linea verde si contrapponeva goliardicamente la linea gialla di chi impugnando una bandiera di quel colore non trovava niente di meglio da dire che "qui si balla". Tenco, che non poteva adeguarsi a vivere nella speranza, perchè sapeva bene che la speranza sarebbe poi diventata una abitudine, aveva in animo dunque di tracciare una nuova linea. Di quella linea ho conservato un disco dal titolo assai significativo……..LA LINEA ROSSA.

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lettera aperta al settimanale "Big" del 15 ottobre 1966, pubblicata il 2 novembre 1966

Caro Direttore,
scusaci se ti parliamo senza peli sulla lingua, ma tutti noi che crediamo nel beat per profonda convinzione etica e culturale peli sulla lingua non possiamo averne. Le riserve mentali preferiamo, dunque, lasciarle agli altri, ai rivoluzionari che sventolano le bandiere quando ormai la rivoluzione è già stata fatta e a tutti coloro pronti ad approfittare di una situazione, senza per altro essere disposti a pagare di persona.
Il discorso come avrai capito, investe quella "linea verde" cui "Big" ha dedicato in ampio articolo, presentandola, sia pure con vaghissime riserve, alla stregua di un mesianico avvenimento entro il quale dovrebbero inquadrarsi tutti coloro che, fin da oggi, in Italia si sono occupati ed hanno operato nel campo beat, da un punto di vista musicale e nò.
Tu sai bene di cosa si tratta. Secondo quanto ha scritto Sergio Modugno, ci si sarebbe accorti che, in sostanza, la forza protestatoria del beat era superata e sarebbe quindi giunto il momento di indirizzarsi verso temi e motivi aperti alla speranza.
Il discorso, per la verità, è confuso e dogmatico. Nell’articolo in questione non vengono, infatti, spiegati i fattori storici o economici che determinerebbero la necessità di una simile svolta a destra.
Ora, per carità, non ci accusare di marxismo. Sarebbe in gioco troppo facile. Fra di noi c’è chi è marxista e chi non lo è. Ma tutti ci troviamo d’accordo su un minimo denominatore di buonsenso. E il buonsenso ci dice che i motivi della protesta dei giovani non sono affatto esauriti. Anzi, basta guardarsi attorno, sia in Italia che nel mondo per renderci conto che tutti quei presupposti che sono alla base della rivolta dei giovani sono oggi validi più che mai, la libertà dei giovani in ogni parte del mondo corre serio pericolo da parte di quelle forze REAZIONARIE che, ben lungi dall’essere debellate, hanno invece in mano nuove e temibili armi per cercare di far tenere i cervelli nell’ovatta e le bocche chiuse.
Anche questo discorso, bada bene, è praticamente obiettivo e non investe le sfere della politica, Perché le persecuzioni razziali non sono e non possono essere viste solo dal punto di vista politico, perché i bombardamenti indiscriminati in Vietnam sono quelli che sono, perché la censura più assurda esiste ancora e ne abbiamo avuto triste prova anche in occasione del recente festival delle Rose. E perché, per passare dall’altra parte della barricata, i liberi intellettuali nell’UNIONE DELLE REPUBBLICHE SOCIALISTE SOVIETICHE finiscono in SIBERIA, mentre il muro di Berlino è ancora in piedi e in CINA un certo tipo di mentalità NAZISTA torna di moda grazie alla cosiddetta rivoluzione culturale.
Questo per ciò che riguarda il mondo intero. Quanto all’Italia, da Agrigento a Longarone è tutto un fiorire di scandali, mentre le persecuzioni di polizia, a Genova e Roma, contro i ragazzi colpevoli solo di portare i capelli lunghi assumono forme sempre più preoccupanti.
L’elenco potrebbe continuare, ma mi sembra inutile. Sono fatti, fatti precisi che tutti conoscono benissimo. Così stando le cose comunque ci si può spiegare dove sono gli estremi per il superamento di una protesta che invece appare sempre di più indispensabile? E dove i presupposti della speranza?
A questo punto poi un’altra domanda sorge legittima: perché dunque la linea verde? A cosa serve? E soprattutto a chi serve?
La risposta ci sembra abbastanza semplice:
Serve a chi vuole intorpidire le acque o per cause bassamente pubblicitarie e comunque speculative.
Chi ha orecchie per intendere, intenda. Le ragioni della nostra perplessità ci paiono a ogni modo molto giustificate.
Per questo le linee verdi, oltre a non interessarci, ci preoccupano in quel loro esplicito tentativo di porre freni e intorbidare le acque con fini che, quanto meno, appaiono estremamente poco chiari e proprio per questa estrema nebulosità possono confondere e fuorviare le idee dei più giovani.
I quali giovani dunque è bene che sappiano come, in chiara antitesi alla linea verde, ci troviamo ben saldamente ancorati alla linea del blus, di Dylan, di Keuruac e di tutti coloro che ancora credono, in termini musicali e no, nella insopprimibile necessità della pace e della libertà. Noi nella pace e nella libertà non vogliamo "sperare", ma preferiamo lottare, per ora su una trincea fatta di splendide e significative note, per conservarle o conquistarle.
Questo è bene che si sappia, come è bene che i giovani stiano in guardia contro mistificatori della musica leggera.

Firmato: Luigi Tenco, Sergio Bardotti, Lucio Dalla, Gianfranco Reverberi e Piero Vivarelli.

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