il mio regno

qui si parla di…. Luigi Tenco

La storia della “rosa Tenco”

La storia della rosa Tenco

Una delle prime canzoni di Sergio Endrigo raccontava di un tale che coltivava, da un lato i cardi e le ortiche (per chi gli voleva male) e dall’altro lato UNA ROSA BIANCA “per l’amico sincero che mi dà la sua mano franca”.
Eravamo negli anni sessanta e sui giornali dell’epoca lessi, con partecipata commozione, la notizia della morte di Luigi Tenco.
Confesso che ho pochi ricordi di Tenco prima della sua morte (ad esempio ricordo che gettonavo il suo disco “ANGELA” nei juke-box dell’epoca) e che ho scoperto il personaggio nei giorni che seguirono l’incidente.
Quando il clamore per ciò che era accaduto venne meno, rimasi con l’idea di coltivare un fiore.
Mi recai a Sanremo, in visita all’Hotel dove fu trovato il corpo di Luigi Tenco senza vita, ma mi trovai davanti ad un luogo in evidente stato di abbandono Si respirava aria di morte, forse dettata dal tempo; comunque ritenni che, pure dalla morte potesse rinascere la vita. Staccai sette piccoli rami ad un rosaio nei pressi del cancello dell’albergo, dove Tenco aveva fatto ritorno. In quel rosaio avevo trovato l’unica forma di vita. Era maggio, un mese nel quale i fiori vengono di solito recisi….ed io invece avevo in testa l’idea di coltivare un fiore per Tenco. In quel periodo non possedevo neanche un fazzoletto di terra e dunque decisi di parcheggiare la mia idea nel giardino di mia madre, convinto che in futuro avrei trovato un luogo ideale per perseguire il mio scopo. Dei sette rametti uno germogliò di nuovo.
Passarono alcuni anni ancora e da quel rametto nacque un rosaio. Sono tornato a Sanremo verso la metà degli anni ottanta e nei pressi dell’albergo mi è risultato difficile riconoscere il vecchio rosaio. Era come se lo stato di abbandono dell’edificio avesse pervaso anche la pianta al cancello che, non ricevendo cure, anziché diventare selvatica, a me sembrò che avesse deciso di morire.
L’idea che quella rosa cresceva solo a casa di mia madre mi indusse a realizzare fino in fondo quella che era stata la mia idea iniziale. In seguito infatti mi sono sistemato in campagna e sempre nella stagione meno adatta ho provato a piantare di nuovo sette rametti di quella che ormai avevo battezzato come “rosa Tenco”. Ancora una volta solamente uno è germogliato di nuovo e devo dire che è l’unico che avevo piantato proprio davanti a casa mia.
Ora anche io ho il mio rosaio, che non fa rose bianche…. ma che importa…a me va bene così!

….poi, a sorpresa, in pieno inverno, è nata UNA ROSA BIANCA.
Riferimenti: La rosa Tenco

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2 pensieri su “La storia della “rosa Tenco”

  1. rosagiiliana in ha detto:

    ciao amico , ho letto la tua bella storia e del luogo di desolazione che ne è diventato il posto dove è mancato Luigi.
    Ora ne stanno facendo un residence, ma il luogo dove io ho ritrovato sempre la sua presenza, a me cara e particolare è il muretto prospicente al Casinò,li l’ho sempre visto sorridente e presente.
    Luigi non è mai mancato a chi l’ha amato e ammirato come l’ho fatto io e pur essendo una ragazza di 19 anni la sua scoparsa è stata un vuoto che lui ha colmato da subito……………..
    Ti dico che Luigi è felice della tua rosa bianca e io mi sono commossa, graziee
    anche da parte sua

    ciao

    ROSA

  2. silvana in ha detto:

    Grazie per questo racconto.
    Anch’io amo legare un sentimento, una sensazione, un ricordo ad una pianta.
    Lo faccio perchè nella vita che continua mi sembra di sconfiggere la morte.
    Grazie ancora per quel tuo pezzo.

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