il mio regno

qui si parla di…. Luigi Tenco

A CHI IN QUALCHE MODO MA SENZA FANATISMO PORTA AVANTI IL NOME DI LUIGI TENCO


Affido al BLOG questa volta una iniziativa che tanto tempo fa intraprese il Club “Luigi Tenco” di Venezia, firmata da Giuseppe Loteta ma sotto la regia della Giorgina.

A CHI IN QUALCHE MODO MA SENZA FANATISMO PORTA AVANTI IL NOME DI LUIGI TENCO

Luigi Tenco si differenziava dagli integrati per la sua aderenza al tipo di musica che aveva scelto. “Nessuno fa niente per la nostra musica” – aveva scritto pochi giorni prima di uccidersi – “Il patrimonio folkloristico italiano è così vario che ogni cantante e compositore potrebbe attingervi mantenendo la sua personalità”. Una personalità che egli faticava ormai a conservare, alle prese con i quotidiani problemi che lo contrapponevano all’industria discografica e al grosso pubblico. Era stato lanciato (la protesta cominciava ad essere di moda) per la freschezza delle sue composizioni e per il suo appassionato modo di eseguirle. Ma era chiaro che le sue canzoni, così com’erano, non sarebbero state accettate dalla grande maggioranza dei consumatori, ormai condizionata in un certo modo.
Bisognava modificarle, renderle più commerciali. Un compromesso che Tenco aveva cominciato ad accettare, recalcitrando e tormentandosene, nell’illusione che alla fine sarebbe stato lui a prevalere sul pubblico e sui padroni, lui a spezzare le ferree leggi del profitto industriale. E cercava di restringere quanto più possibile il margine di compromesso, con un’ostinazione che tradiva la sua origine contadina. E’ facile dire ora che la battaglia di Tenco era perduta in partenza, che non poteva fare altro che piegarsi o rinunciare fin dal principio. Ma si possono ben comprendere le ragioni del suo travaglio, della resa totale alla rivelazione che il pubblico italiano – o meglio ciò che l’industria discografica ha voluto fosse il pubblico italiano – preferiva alla sua musica perfino un vuoto valzer lento dalle parole mielate fino alla nausea. E anche la sua ultima, sproporzionata protesta, l’illusione di modificare con un gesto clamoroso e tragico i dati di una realtà industriale ben altrimenti modificabili.
Giuseppe Loteta
Riferimenti: Ricordando le iniziative di tanto tempo fa…..

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