il mio regno

qui si parla di…. Luigi Tenco

Archivi per il mese di “giugno, 2007”

Inedito di Luigi Tenco

Anche a costo di rubare per te

quelle cose d’amore che tu

non mi vuoi dare

io voglio farti innamorare di me

per fare quello che tu

tu stai facendo a me

farti soffrire.

E poi l’addio,

ma non vorrai più dirlo tu

lo dirò io.

Anche a costo di morire per te

per convincerti a restare con me

a non lasciarmi

io voglio farti innamorare di me

ubriacarmi di te

e poi stancarmi di te

fino alla fine.

E poi l’addio,

ma non vorrai più dirlo tu

lo dirò io.

Anche a costo di sprecare per te

i miei sogni più belli

non vuoi capire

io voglio farti innamorare di me

e fare quello che tu

tu stai facendo con me

farti soffrire

E poi l’addio

ma non vorrai più dirlo tu

lo diro io

o forse no, non lo dirò

quel giorno io.

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Tenco al Regio di Parma fra…luci ed ombre

Luci ed ombre direi nella giornata di Parma (per fortuna era San Luigi).

Pensavo di arrivarci ben organizzato ed invece mi sono dovuto adattare a mezzi di fortuna con i quali sono riuscito a registrare praticamente niente. Mi affido dunque alla memoria dato che l’evento è recente.

Ho ritrovato a Parma due cari amici di Milano che avevo già conosciuto a Roma alla fine di marzo. Tenchiani doc, al punto che uno dei due, pur di esserci, ha disdetto non so quanti appuntamenti a gente che doveva venirgli anche da lontano.

Nel pomeriggio è stato piacevole seguire la discussione (a senso unico, sich!) di De Angelis che stimolava, come è suo solito fare, Paoli, Reverberi, Gianco, Matano, Dossena ed il giovane Giovanardi che forse è quello che ha fatto miglior figura mostrando attaccamento a Luigi al punto che ha suscitato emozione quando, emozionato lui stesso, si è messo a canticchiare, a cappella, "uno di questi giorni ti sposerò" per mettere l’accento sulla parola "contagocce" inusuale per quel tempo e di incredibile bellezza ancora oggi.

Paoli non è piaciuto gran ché neanche al mio amico perché mostra sempre una certa sufficienza nel parlare di Luigi e non si lascia mai andare all’emozione. Emozionato mi è parso invece Roby Matano (con il quale ho poi anche parlato privatamente). Con orgoglio ha ricordato di aver ripescato negli archivi della Saar la conversazione con il maestro Leoni sul tema di "Com’è difficile" ma ha purtroppo anche evidenziato che lui si è preso, nella vita, una brutta malattia che è quella del gioco d’azzardo che a quel tempo condivideva con Luigi giocando ai "dadi" quando tirando giù una certa saracinesca, (a Milano mi pare di aver intuito), tiravano a far tardi la notte.

Gianco ha detto poco, se non qualche battutaccia di traverso con la quale contestava Paoli, smentendolo anche su fatti loro personali che non avevano attinenza diretta con Luigi.

Dossena si è guardato bene dall’affrontare il tema delle ultime ore che non era certo tema di quel parlare, pur riconoscendo di essere stato in quel periodo in RCA dove Luigi (dice lui) era entusiasta di lavorare con progetti idealizzati anche per il futuro in termini soprattutto di ricerca di nuovi sound di tipo anglo-americano.

Alcuni aneddoti curiosi hanno divertito, spero, la platea che era attenta e numerosa, come quello del fatto che Luigi, una volta, provò a cantare con un secchio infilato nella testa per ascoltare meglio il suono che gli entrava nelle orecchie, "non avendo orecchie grandi" ha sostenuto Reverberi.

Curioso anche il fatto che Paoli continui a ripetere di essere stato a scuola con Luigi, quando questo particolare fu smentito anche da Lauzi, un giorno a Ricaldone che io ricordo bene, dove scherzandoci sopra, segnalò come la differenza di età rendeva poco probabile dare credito a questa affermazione.

Degli inediti in prima sera, non si è parlato. Paoli, per primo ha dovuto lasciare, proprio perché doveva andare ancora a provare.

Jannacci che pure doveva esser presente a quel dibattimento, non si è presentato per acciacchi vari che ha mostrato di avere effettivamente anche quando, in serata, si è poi presentato al concerto.

Il concerto è stato più che mai animato da luci ed ombre.

Il teatro era pieno in ogni ordine di posti e l’evento, da par suo, sembrava essere di quelli importanti. Poi, però, una voce melensa, a sipario chiuso ha commentato con tono (aiutatemi a dire "melenso) da hot-line che la serata era dedicata a Luigi Tenco ed era sponsorizzata da bla, bla, bla etc.

Quindi il sipario si è aperto sulle note di un pianoforte che suonava sdolcinatamente "mi sono innamorato di te" a cui hanno fatto seguito, ritengo per contrasto, il resto degli strumenti che si sono imbizzarriti in un ritmato "Se sapessi come fai".

La presentatrice si è, a quel punto, mostrata con la sua goffa immagine, declamando versi di Luigi come se fossero quelli di un qualunque passante, senza dare colore alle parole, e così ha fatto per tutta la serata, rasentando il ridicolo quando, con la sua migliore performance, ha recitato "la ballata dell’amore" senza mai prendere fiato.

Il primo ad iniziare la serata è stato un certo Di Leo al quale avrei voluto gridare dalla platea, alla maniera di Piero, un bel "ma vaffanc…." (noi di Livorno lo sappiamo dire bene). Non l’ho fatto per non incrinare il mio rapporto familiare (c’era mia moglie accanto a me che provava a tenermi calmo) ma io tremavo dentro ed il solo pensiero, di quella assurda prestazione, mi sconvolge ancora.

La delusione mi è corsa dentro anche per il fatto che in tutto quel cantare, i cantanti più giovani (ma anche Alice) hanno tutti presentato un brano solo di Luigi ed uno invece del proprio repertorio, allontanandosi dunque dalle premesse dichiarate dalla voce melensa.

Solo Morgan ci ha saputo fare ed è riuscito a catapultarmi nella magia che mi aspettavo. Dapprima con "il tempo veloce passò" e poi con una magistrale interpretazione de "il mio regno" che a detta anche di chi mi stava vicino (moglie ed amici) sembrava proprio ispirata da Luigi, in quel momento, anche nella voce. Direi che questa luce da sola mi ha ripagato per il viaggio di ritorno che ho poi fatto fino a tarda notte.

Dal palco mi ha poi divertito anche Gianco che ha voluto chiamare vicino il suo amico Paoli (imbranato all’inverosimile per quella improvvisazione) con il quale ha provato a ricordarci come Luigi, in quei tempi là, si divertiva anche con il rock di "Vorrei saper perché".

E’ stato molto bello ascoltare l’inedito affidato a Paoli, di chiara marca tenchiana (richiama certe espressioni di "Se sapessi come fai" ma, a me, riportava alla mente anche "Angela"). Tutto incentrato sul fatto che "l’addio" questa volta lo "decido io" termina con l’ipotesi che quelle affermazioni fatte di certezza diventano poi un "forse" e questo mi ha fatto pensare anche alla poesia "te ne andrai domani".

Non ho potuto invece apprezzare bene la musica su cui Jannacci e suo figlio hanno steso sopra le parole. Mi è parsa comunque una musica non invadente e ripetitiva, quasi ciclica. Una piccola cosa che vorrei ascoltare senza parole per poter esprimere, in maniera più accurata, il mio giudizio.

L’inedito che è stato affidato a Massimo Ranieri, non era certo inedito per me a livello di testo. Si tratta infatti dell’appunto inedito "se tieni un amore" ed è stato cantilenato in maniera dolce ed efficace dallo scugnizzo napoletano. Indubbiamente valido nel testo e nella musica che lo sostiene, anche se, ripeto, poco nuovo per me. Direi….scontato.

Non ho apprezzato, e lo devo dire, il brano scelto da Ranieri, per chiudere la serata, perché si è trattato di "Se stasera sono qui" al quale Massimo ha aggiunto la sua consueta teatralità, mortificando a mio parere, la musica che avrebbe, in quel contesto (c’erano molti archi) potuto evidenziarsi in maniera ben più importante.

Gli altri giovani (Cecco, Giovanardi, Faggella) si sono difesi allineandosi al programma e caratterizzandosi per la scelta di brani meno conosciuti quali "la ballata della moda" e "la ballata dell’arte" che spero abbiano aiutato il pubblico a percepire quanto Luigi non sia stato affatto un tipo cupo e musone come invece viene descritto troppo spesso dai media.

Un TENCO ” inedito” fra un dibattito ed un concerto


Un TENCO ” inedito” fra un dibattito ed un concerto:

Riferimenti: Tenco inedito

Luigi Tenco, prove di copyright: il castello


…tu sei stato il castello di un regno e neppure lo sai

Riferimenti: il mio regno: il castello

Luigi Tenco, prove di copyright: il castello

…tu sei stato il castello di un regno e neppure lo sai.

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