il mio regno

qui si parla di…. Luigi Tenco

Archivi per il mese di “gennaio, 2008”

Luigi Tenco 41 anni dopo…

Ricordare Luigi in queste ore in cui ricorre il 41esimo anniversario della sua scomparsa credo sia doveroso ed opportuno.

Voglio farlo, però, in maniera insolita. Non c’è Luigi, questa volta, al centro del mio pensiero, ma tutti quelli che ne hanno raccolto il messaggio e che saluto con stima e simpatia.

Dovrei fare una lunga lista per ricordarli tutti. Persone che ancora oggi lo portano dentro con rispetto e con amore.

Cito per tutti il contenuto di questa mail che ho appena ricevuto :

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Luigi Tenco 41 anni dopo….

Ricordare Luigi in queste ore in cui ricorre il 41esimo anniversario della sua scomparsa credo sia doveroso ed opportuno.

Voglio farlo, però, in maniera insolita. Non c’è Luigi, questa volta, al centro del mio pensiero, ma tutti quelli che ne hanno raccolto il messaggio e che voglio salutare con stima e simpatia.

Dovrei fare una lunga lista per ricordarli tutti. Persone che ancora oggi lo portano dentro con rispetto e con amore.

Cito per tutti il contenuto di questa mail che ho appena ricevuto :

"Non potevo non pensare, insieme a te, al 41° della morte di Luigi, che cade fra poche ore questa notte."

 ed evidenzio una iniziativa di un paio di anni fa che già lasciava capire come, con quel gesto, oggi potremmo anche dire che…..sono passati 40 anni dal ’68 !

saxribelle

La linea rossa

Quando Tenco, in un attimo di debolezza e di sua grande confusione mentale, fu sopraffatto dalla delusione di non aver saputo cambiare in meglio "il mondo di domani", stava impegnandosi a tracciare una nuova linea per la canzone italiana. Rifacendosi a fatti che appartenevano al folclore italiano, stava ricercando un linguaggio che fosse più in sintonia con quello della gente comune ed il suo ultimo brano non era altro che il primo brano con il quale avrebbe voluto aprire una nuova via per la canzone italiana. Fra le sue carte è stata ritrovata, in forma di appunto, anche la scaletta di un lavoro futuro, dove queste idee avrebbero preso forma. E di idee ce n’era di bisogno perchè, a quel tempo, non si faceva altro che parlare di "giovani speranze". Alla cosidetta linea della speranza o linea verde si contrapponeva goliardicamente la linea gialla di chi impugnando una bandiera di quel colore non trovava niente di meglio da dire che "qui si balla". Tenco, che non poteva adeguarsi a vivere nella speranza, perchè sapeva bene che la speranza sarebbe poi diventata una abitudine, aveva in animo dunque di tracciare una nuova linea. Di quella linea ho conservato un disco dal titolo assai significativo……..LA LINEA ROSSA.

linearossa

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lettera aperta al settimanale "Big" del 15 ottobre 1966, pubblicata il 2 novembre 1966

Caro Direttore,

scusaci se ti parliamo senza peli sulla lingua, ma tutti noi che crediamo nel beat per profonda convinzione etica e culturale peli sulla lingua non possiamo averne. Le riserve mentali preferiamo, dunque, lasciarle agli altri, ai rivoluzionari che sventolano le bandiere quando ormai la rivoluzione è già stata fatta e a tutti coloro pronti ad approfittare di una situazione, senza per altro essere disposti a pagare di persona.

Il discorso come avrai capito, investe quella "linea verde" cui "Big" ha dedicato un ampio articolo, presentandola, sia pure con vaghissime riserve, alla stregua di un messianico avvenimento entro il quale dovrebbero inquadrarsi tutti coloro che, fin da oggi, in Italia si sono occupati ed hanno operato nel campo beat, da un punto di vista musicale e no.

Tu sai bene di cosa si tratta. Secondo quanto ha scritto Sergio Modugno, ci si sarebbe accorti che, in sostanza, la forza protestatoria del beat era superata e sarebbe quindi giunto il momento di indirizzarsi verso temi e motivi aperti alla speranza.

Il discorso, per la verità, è confuso e dogmatico. Nell’articolo in questione non vengono, infatti, spiegati i fattori storici o economici che determinerebbero la necessità di una simile svolta a destra.

Ora, per carità, non ci accusare di marxismo. Sarebbe in gioco troppo facile. Fra di noi c’è chi è marxista e chi non lo è. Ma tutti ci troviamo d’accordo su un minimo denominatore di buonsenso. E il buonsenso ci dice che i motivi della protesta dei giovani non sono affatto esauriti. Anzi, basta guardarsi attorno, sia in Italia che nel mondo per renderci conto che tutti quei presupposti che sono alla base della rivolta dei giovani sono oggi validi più che mai, la libertà dei giovani in ogni parte del mondo corre serio pericolo da parte di quelle forze reazionarie che, ben lungi dall’essere debellate, hanno invece in mano nuove e temibili armi per cercare di far tenere i cervelli nell’ovatta e le bocche chiuse.

Anche questo discorso, bada bene, è praticamente obiettivo e non investe le sfere della politica, Perché le persecuzioni razziali non sono e non possono essere viste solo dal punto di vista politico, perché i bombardamenti indiscriminati in Vietnam sono quelli che sono, perché la censura più assurda esiste ancora e ne abbiamo avuto triste prova anche in occasione del recente festival delle Rose. E perché, per passare dall’altra parte della barricata, i liberi intellettuali nell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche finiscono in Siberia, mentre il muro di Berlino è ancora in piedi e in Cina un certo tipo di mentalità nazista torna di moda grazie alla cosiddetta rivoluzione culturale.

Questo per ciò che riguarda il mondo intero. Quanto all’Italia, da Agrigento a Longarone è tutto un fiorire di scandali, mentre le persecuzioni di polizia, a Genova e Roma, contro i ragazzi colpevoli solo di portare i capelli lunghi assumono forme sempre più preoccupanti.

L’elenco potrebbe continuare, ma mi sembra inutile. Sono fatti, fatti precisi che tutti conoscono benissimo. Così stando le cose comunque ci si può spiegare dove sono gli estremi per il superamento di una protesta che invece appare sempre di più indispensabile? E dove i presupposti della speranza?

A questo punto poi un’altra domanda sorge legittima: perché dunque la linea verde? A cosa serve? E soprattutto a chi serve?

La risposta ci sembra abbastanza semplice:

Serve a chi vuole intorpidire le acque o per cause bassamente pubblicitarie e comunque speculative.

Chi ha orecchie per intendere, intenda. Le ragioni della nostra perplessità ci paiono a ogni modo molto giustificate.

Per questo le linee verdi, oltre a non interessarci, ci preoccupano in quel loro esplicito tentativo di porre freni e intorbidare le acque con fini che, quanto meno, appaiono estremamente poco chiari e proprio per questa estrema nebulosità possono confondere e fuorviare le idee dei più giovani.

I quali giovani dunque è bene che sappiano come, in chiara antitesi alla linea verde, ci troviamo ben saldamente ancorati alla linea del blus, di Dylan, di Keuruac e di tutti coloro che ancora credono, in termini musicali e no, nella insopprimibile necessità della pace e della libertà. Noi nella pace e nella libertà non vogliamo "sperare", ma preferiamo lottare, per ora su una trincea fatta di splendide e significative note, per conservarle o conquistarle.

Questo è bene che si sappia, come è bene che i giovani stiano in guardia contro mistificatori della musica leggera.

Firmato: Luigi Tenco, Sergio Bardotti, Lucio Dalla, Gianfranco Reverberi e Piero Vivarelli.

Luigi Tenco riparte dal binario 21

Luigi Tenco riparte dal binario 21

binario21"Binario 21" è una esperienza che nasce, quasi per caso, sul finire del mese di marzo dell’anno 2007. E muore, credo, subito.

Nella mia vita mi era già capitato di incrociare una avventura analoga. Una storia che mi toccò da vicino, e che parla di vita e di morte in un solo istante, risale, nei miei pensieri, alla fine degli anni ’50.

Qualcuno, più grande di me, mi disse che non c’era per quella occasione né inferno, né purgatorio, né paradiso ma il LIMBO. ‘Tua sorella M. andrà nel limbo’.

Poi mi spiegarono anche che la storia si legava al peccato originale ed al battesimo. A partire da quel tempo ho sempre considerato questo "limbo" un po’ come il luogo dove vanno a finire i puri.

Ecco perché non trovo niente di male a segnalare che, dal "binario 21", alcuni amici si siano riconosciuti nel nome di Luigi Tenco ed abbiano deciso di iniziare una storia che è subito finita nel ‘limbo’.

Luigi Tenco era peraltro un tipo a cui piaceva camminare sui binari (nel senso proprio materiale del termine). Alcuni anni fa fu fatta, addirittura, la didascalia di un opuscolo per un progetto teatrale dal titolo: "Dunque lei conosceva Luigi Tenco?"

Ed a me è capitato di riscoprirlo in una foto che non lascia spazio alla fantasia. Si può forse disquisire sul numero 21 ma, nella foto, Luigi cammina proprio in mezzo ad un binario.

E poi ‘ventuno’ non era forse il nome che egli stesso aveva scelto per sé, quando, sul finire degli anni ’50 decise di ….?

Ai miei amici (credo sia chiaro che anche io faccio parte di quel gruppetto) il 21 ricorda la sua data di nascita. A me fa venire alla mente, invece, l’episodio che ho prima citato.

Ma poco importa perché, pur con idee ed opinioni diverse, nel 2007, da soli o in compagnia, dal binario 21 siamo giunti nelle stazioni di:

ROMA – PARMA – RICALDONE (2 volte) – VARAZZE – VICCHIO (2 volte)- FORTE DEI MARMI – BONASSOLA – PREGNANA MILANESE – RECCO (2 volte)- SANREMO – RAPALLO – MILANO

Luigi Tenco riparte dal binario 21

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Io, tu e …. la rosa

Io, tu e …. la rosa !

larosalarosaperluigi

 

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