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E Tenco recitò il suo suicidio

 

E Tenco recitò il suo suicidio – LA STAMPA WEB
 
 
8/8/2008  – «LA CUCCAGNA» PROFETICA PELLICOLA DEL 1962
E Tenco recitò il suo suicidio
Protagonista del film di Salce che verrà riproposto a Venezia
FULVIA CAPRARA
ROMA
Una spiaggia da sogni infranti, dove si pratica il tiro al bersaglio e dove il mito dell’Italia tonica e gaudente del boom economico inizia lentamente a sgretolarsi. Su questo orizzonte, Luigi Tenco è Giuliano, un ragazzo triste, nauseato dal perbenismo e dalle bugie della società borghese. Spara a zero contro tutti, governo, famiglia, esercito, e soprattutto contro quell’illusione di ricchezza che non ha risparmiato nessuno: «Certo, il miracolo c’è, per i ricchi, ma quelli nascono miracolati». Il suo disagio lo spinge a parlare di suicidio come unica via d’uscita. Cinque anni dopo, a Sanremo, la finzione sarebbe diventata realtà, nel suicidio più clamoroso e discusso nella storia dello spettacolo italiano.
Il film s’intitola La cuccagna, ha la firma di Luciano Salce che lo gira del ‘62 impuntandosi per affidare a un cantautore semisconosciuto il ruolo del protagonista. La storia, ideata dal regista con Alberto Bevilacqua, Goffredo Parise, Carlo Romano e Luciano Vincenzoni, è dedicata a «quelli che non ce la faranno mai». Una categoria di perdenti di cui fa parte Giuliano, interprete sullo schermo di tre canzoni, Quello che conta, Tra la gente e La ballata dell’eroe (scritta da Fabrizio De Andrè), ma anche Rossella, la giovane romana che cerca l’indipendenza in una giungla di truffatori e personaggi che vogliono approfittare di lei. Per il carattere profetico, per il ruolo così marcatamente autobiografico di Tenco, per essere stato il primo passo del compositore in una carriera cinematografica poi abbandonata, La cuccagna, in qualunque Paese del mondo, sarebbe diventato un titolo culto. In Italia non è andata così. Anzi.
Il film viene riproposto per la prima volta, dopo un lungo oblio, alla prossima Mostra di Venezia, nell’ambito della retrospettiva «Questi fantasmi: cinema italiano ritrovato (1946-1975)»,
curata da Tatti Sanguineti e Sergio Toffetti.
«È uno degli esempi di film italiani misteriosamente dimenticati – osserva Sanguineti -. Il suicidio di Luigi Tenco, avvenuto pochi anni dopo, avrebbe dovuto alimentare il mito intorno al film, generare operazioni commerciali di rilancio». In quell’unica interpretazione da giovane eroe maledetto si leggeva la vita del cantautore. E invece niente: «La cuccagna finì per ricadere nel novero dei film che portano male». Come per altri celebri casi, basta pensare al Viaggio di Mastorna, il sogno mai realizzato di Federico Fellini, l’anatema fu implacabile. Colpa della fine di Tenco, ma non solo: «L’attrice Donatella Turri aveva lavorato con Chabrol, sembrava avesse davanti un luminoso futuro e invece cadde presto nel dimenticatoio». A Salce, capace di ritrarre con lucida sagacia i vizi della società italiana, toccò la più tragica delle punizioni: «Era stato il grande affabulatore televisivo, l’ictus gli aveva lasciato sul viso una smorfia, in video non potè più apparire».
Lo sceneggiatore Vincenzoni ricorda la tenacia con cui il regista difese le sue scelte: «In quegli anni la gente andava al cinema per vedere Sordi, Manfredi, Tognazzi. Nella Cuccagna solo quest’ultimo ebbe una piccola parte. Salce aveva conosciuto Tenco, gli aveva parlato, era rimasto colpito da quel cantautore, pretese di averlo come protagonista, lo vedeva perfetto per il ruolo disperato. Io me ne intendevo poco, ma lui fece una vera battaglia con i produttori che avrebbero preferito una faccia più nota».
Stessa fermezza per la protagonista: «In quel caso, forse per ragioni affettive, Salce volle assolutamente la Turri, mentre gli era stata proposta la Sandrelli. Ma il pubblico andava in sala per vedere donne giunoniche, la Koscina era sulla cresta dell’onda. E forse il film era troppo ironico, c’erano delle prese in giro che non vennero accolte bene. Per esempio, la scena in cui i razzi dell’esercito italiano fanno puntualmente cilecca». Proprio di antimilitarismo parlava il brano cantato da Tenco attor giovane: «Era partito per fare la guerra, per dare il suo aiuto alla terra, gli avevano dato le mostrine e le stelle e il consiglio di vendere cara la pelle…».
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