il mio regno

qui si parla di…. Luigi Tenco

Archivi per il mese di “settembre, 2008”

Sì, io vorrei

SI’, IO VORREI

Sì, io vorrei essere nella tua tomba
dolce ragazzo muto…
per contendere
all’unghia rapace della Vecchia Ossuta
l’onda dei tuoi capelli bruni.

Sì, io vorrei essere nella tua tomba,
per proteggerti da Lei,
che ti sciupa il bel viso
e la bocca dolce
che sapeva di fresco…

Sì, te, nato nel giorno della primavera
vorrei salvare
dalla Vecchia Gelida
che un po’ alla volta ti verrà a rubare
quegli occhi fieri
e quelle mani buone
che il sole della vita riscaldava.

Sì, io vorrei essere nella tua tomba
dolce ragazzo muto…
per non farti morire
un’altra volta.

Leonora Dellarchi (Alessandria)

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Sì, io vorrei

SI’, IO VORREI

Sì, io vorrei essere nella tua tomba
dolce ragazzo muto…
per contendere
all’unghia rapace della Vecchia Ossuta
l’onda dei tuoi capelli bruni.

Sì, io vorrei essere nella tua tomba,
per proteggerti da Lei,
che ti sciupa il bel viso
e la bocca dolce
che sapeva di fresco…

Sì, te, nato nel giorno della primavera
vorrei salvare
dalla Vecchia Gelida
che un po’ alla volta ti verrà a rubare
quegli occhi fieri
e quelle mani buone
che il sole della vita riscaldava.

Sì, io vorrei essere nella tua tomba
dolce ragazzo muto…
per non farti morire
un’altra volta.

Leonora Dellarchi (Alessandria)

Questi nostri figli

Questi nostri figli

"Questi nostri figli" era il titolo di uno sceneggiato televisivo che andò in onda alcuni mesi dopo il suicidio di Luigi Tenco.
Oggi resta una amara preoccupazione che gente, un po’ datata come me, rivolge a se stesso.
Luigi si rifaceva spesso al concetto del "mondo di domani" che con la sua costante e coerente azione era impegnato a costruire.
Lasciò detto, con l’ultimo suo messaggio che, con un atto estremo di protesta, sperava di chiarire le idee a qualcuno. E quei qualcuno erano, in particolare, quelli che avrebbero dovuto costruire il mondo di domani.
I nostri figli.
Oggi il mondo è diverso e a livello di comunicazione molte barriere sono state frantumate dalla tecnologia. Ma loro sono rimasti… i nostri figli.
Purtroppo però, e credo non sia solo una mia impressione, le idee non se le sono chiarite affatto.
Alcuni si affannano ad inventare storie intorno alla morte di Luigi Tenco e si "isolano" dagli altri finendo con il parlare di torte, bibite, panini e chi più ne ha più ne metta. Si tratta, ritengo, in prevalenza di "nostri figli" con alcune eccezioni rappresentate da chi, invecchiando, torna a fare il bambino o la bambina.
E sviluppano attorno alla figura di Tenco un mondo virtuale fatto a somiglianza di una infantile idiozia.
Parafrasando Luigi direi "queste cose qui, non mi piacciono".
Altri, ritenendo di essere più professionali, fanno la guerra a quelli della scuola materna, ma il tema non cambia. C’è sempre Tenco nel mezzo, con il suo gesto di oltre quarant’anni fa che non si ostinano ad accettare. E se non comprendono il suo gesto, come possono mai comprendere il suo insegnamento?
Luigi, lo dico per chi ha la bontà di ascoltarmi, fa parte del mondo di ieri.
A voi tocca l’eredità di guardare al futuro. Internet ha rivoluzionato il sistema della comunicazione. Sappiate farne buon uso. Siate dei validi rivoluzionari moderni. Forse, fra una riesumazione e l’altra, riuscireste a strappare un sorriso anche al buon Luigi. E che la sua anima riposi in pace.

Questi nostri figli

Questi nostri figli

"Questi nostri figli" era il titolo di uno sceneggiato televisivo che andò in onda alcuni mesi dopo il suicidio di Luigi Tenco.
Oggi resta una amara preoccupazione che gente, un po’ datata come me, rivolge a se stesso.
Luigi si rifaceva spesso al concetto del "mondo di domani" che con la sua costante e coerente azione era impegnato a costruire.
Lasciò detto, con l’ultimo suo messaggio che, con un atto estremo di protesta, sperava di chiarire le idee a qualcuno. E quei qualcuno erano, in particolare, quelli che avrebbero dovuto costruire il mondo di domani.
I nostri figli.
Oggi il mondo è diverso e a livello di comunicazione molte barriere sono state frantumate dalla tecnologia. Ma loro sono rimasti… i nostri figli.
Purtroppo però, e credo non sia solo una mia impressione, le idee non se le sono chiarite affatto.
Alcuni si affannano ad inventare storie intorno alla morte di Luigi Tenco e si "isolano" dagli altri finendo con il parlare di torte, bibite, panini e chi più ne ha più ne metta. Si tratta, ritengo, in prevalenza di "nostri figli" con alcune eccezioni rappresentate da chi, invecchiando, torna a fare il bambino o la bambina.
E sviluppano attorno alla figura di Tenco un mondo virtuale fatto a somiglianza di una infantile idiozia.
Parafrasando Luigi direi "queste cose qui, non mi piacciono".
Altri, ritenendo di essere più professionali, fanno la guerra a quelli della scuola materna, ma il tema non cambia. C’è sempre Tenco nel mezzo, con il suo gesto di oltre quarant’anni fa che non si ostinano ad accettare. E se non comprendono il suo gesto, come possono mai comprendere il suo insegnamento?
Luigi, lo dico per chi ha la bontà di ascoltarmi, fa parte del mondo di ieri.
A voi tocca l’eredità di guardare al futuro. Internet ha rivoluzionato il sistema della comunicazione. Sappiate farne buon uso. Siate dei validi rivoluzionari moderni. Forse, fra una riesumazione e l’altra, riuscireste a strappare un sorriso anche al buon Luigi. E che la sua anima riposi in pace.

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