il mio regno

qui si parla di…. Luigi Tenco

La verde isola compie 10 anni

La verde isola compie 10 anni.

Era ottobre ed era l’anno 1998 quando, avendo in mente qualcosa, mi decisi a muovere i primi passi nel mondo di internet, con una idea precisa: tenere viva la memoria di Luigi Tenco.
Da qualche mese (luglio 1998) mi ero comprato un computer per perseguire il mio scopo e subito mi ero messo a fare ricerche, sperando di incontrare qualcosa o qualcuno che mi aiutasse nell’intento.
Di Luigi Tenco, però, non ricevetti alcuna notizia diretta. Qualcosa mi veniva restituito, solamente, facendo ricerche mirate su Dalida, quella che era stata la sua patner al Festival di Sanremo del 1967, dove aveva cantato la sua ultima canzone.
Ci fu comunque una persona che rispose ad un mio appello. Anche lei stava facendo, come me, ricerche nel web su Luigi Tenco ed anche lei era alquanto delusa di non trovare risposta alcuna.
Questa bella persona avrebbe voluto farsi chiamare “alba” nella realtà virtuale che stava vivendo, ma essendo questo pseudonimo già acquisito da altri, optò per una parola alternativa e scelse di chiamarsi “tramonto”.
Quando “tramonto” rispose al mio messaggio, correva dunque l’anno 1998 ed era, per gli amanti della statistica, il 9 di ottobre.
E’ stata questa la mia prima amicizia virtuale. Qualcuno con cui potevo iniziare a costruire un’isola fatta di soli amici, seguendo l’indicazione di una canzone che Luigi Tenco aveva inciso ma mai fatto pubblicare, quando era in vita.
Presto la mia conversazione con “tramonto” si indirizzò su di un brano che, per lei era in assoluto quello che preferiva e che, per me era in sintonia con il nome da lei scelto.
Parlammo a lungo di “Quasi sera” e fu, infatti, con questo brano che la nostra amicizia iniziò a cimentarsi nel nome di Luigi. A quel tempo, le linee di connessione ad internet erano piuttosto lente e le difficoltà di esplorare un mondo sconosciuto erano notevoli, ma la nostra comune determinazione ci dette la forza di muovere i primi passi.
Nacque così uno spazio che volli chiamare “la mia pagina su Luigi Tenco”, con Francesca (questo era il vero nome di “tramonto”), unico visitatore.
Nacque così l’idea di raccogliere attorno al tema dell’isola ogni amicizia virtuale che potesse essere onesta, sincera e finalizzata allo scopo che mi ero prefissato.
Con Francesca ho fatto le prime prove di trasmissione di brani di Luigi attraverso la rete. Ricordo che la interrogai sugli autori di “Notturno senza luna”, rimettendole fra mille difficoltà, il piccolo brano e che discutemmo della traduzione di “Blowing in the wind”. Lei aveva tradotto molte canzoni di Bob Dylan e mi precisò che, il riferimento che c’era nel libro di Fegatelli (considerato il biografo di Tenco) ad una canzone di Bob Dylan, era del tutto infondato.
Iniziavo dunque anche a capire che, per rendere pubbliche certe cose, occorreva camminare con i piedi di piombo.
E con i piedi di piombo ho camminato, per dieci anni ancora. Ho costruito altri spazi, incoraggiato iniziative lodevoli, partecipato a convegni, collezionato Tenco scoprendo un interesse, simile al mio, ma inaspettato, anche in parti del mondo molto lontane.
Ora non so più quel che sarà domani. Forse questo è il tempo dei bilanci. Ma di una cosa sono certo: domani, qualcosa cambierà.

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