il mio regno

qui si parla di…. Luigi Tenco

E se io parlassi di Luigi Tenco?

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E se io parlassi di Luigi Tenco?

A parlare di Luigi Tenco si fa sempre molta fatica, 
perché il rischio di ripetersi è molto alto.
Tutto o quasi tutto è stato detto sul come ci ha lasciato.
Pochi sanno, però, chi era Luigi Tenco "prima"!
Per capire Tenco, di solito ci rifacciamo alla sua 
biografia più nota, scritta per tre volte,
in un crescendo di interesse, dalla abile penna dello 
scrittore-giornalista Aldo Fegatelli 
oppure all'altra interessante monografia curata, con la 
partecipazione anche della "famiglia", 
da Renzo Parodi, a trenta anni di distanza dalla morte di Luigi.
A me ha interessato, invece, approfondirne la conoscenza 
attraverso piccole e forse marginali 
note, prese un po' in qua e un po' in là, ma tutte documentabili.
E così, sistemandole un po', come si conviene a chi 
sistema scrupolosamente (non è il mio caso) 
il batter del tempo, posso affermare che Luigi Tenco 
nacque a Cassine in provincia di 
Alessandria, in una via intestata ad un famoso personaggio. 
E da quel borgo piemontese emigrò 
subito per Genova, che lui stesso considerava la sua città
adottiva; solo qualche tempo dopo 
fece ritorno a Ricaldone, un paese che confinava e confina 
ancora con il suo borgo natio.
Luigi, così come la madre ed il fratello, furono ospiti di 
alcuni parenti che producevano vino 
e che, oltre alla terra coltivata a vigneto, possedevano anche 
le cantine adatte allo scopo.
Oggi di quelle cantine è rimasto solo il ricordo di quanti 
affermano che si affacciavano 
proprio sulla piazzetta ora intestata a Luigi Tenco.
L'infanzia di Luigi trascorse serena, lontano dal chiasso 
della guerra, ma per quanto strano 
possa sembrare, al piccolo Tenco piaceva soprattutto, 
a quel tempo, giocare a fare il soldato.
Credo che le sue spiccate doti di intelligenza e la 
sua incredibile sensibilità, lo portassero 
a captare anche fatti e rumori provenienti da luoghi remoti, 
dove la guerra c'era davvero!
Finito il tempo dei "giochi bambini", come li definisce 
lui in una sua composizione, 
(praticamente dopo le elementari) Tenco fece ritorno 
nella adottiva Genova e qui visse per 
circa tre anni, ancora ospite, presso una insegnante 
che si occupava di raccogliere bambini 
ai quali impartire ripetizioni.
Il prolungato soggiorno presso questa signora fu causato, 
principalmente, dal fatto che la 
madre ed il fratello (già grandicello) dovevano mandare 
avanti una attività commerciale sempre 
legata alle origini vignaiole della famiglia.
E' facile capire, dunque, come a questo punto il giovane 
Luigi aspirasse a trovare un suo 
"posto nel mondo".
A Genova Tenco dette sfogo alla sua innata passione per 
la musica e, procuratosi un clarino da 
banda, si avvicinò ai ritmi d'oltreoceano, fino a far 
parte di alcune piccole formazioni 
musicali fra le quali spiccò la ripetuta esperienza 
nella Jelly Roll Boys Jazz Band, 
dove, in un  secondo momento, fu eletto anche a 
ruolo di dirigente. Da notare che in questa 
formazione suonava anche il suo amico e compagno 
di scuola Bruno Lauzi.
Da "jazzista arrabbiato", così si autodefiniva, 
suonò però, prevalentemente il Sax, uno 
strumento che lo accompagnerà fino alle sue ultime performances.
E da come suonava il Sax, gli amici avvertivano se, 
in quel momento era di cattivo o di buon 
umore.
Molto schivo e pignolo, accordava con estrema precisione 
il suo strumento che, si racconta, 
una volta arrivò perfino a smontare nelle sue parti più minime.
Luigi Tenco, che non aveva conosciuto il padre, 
manifestava molte attenzioni verso la mamma, 
definita in un suo tema infantile dai "capelli 
color castagno", e forse influenzato dalla 
devozione che questa donna aveva per la religione, 
ad un certo punto pare che fosse determinato 
a prendere i voti e a farsi prete.
Sempre animato da un grande senso della giustizia 
non risparmiò, però, neanche la Chiesa con 
le proprie motivate invettive. E fu infatti a 
causa di una sua, per l'epoca, rivoluzionaria 
ballata, che chiamava in causa la Maestra, 
il Curato ed il Sindaco, che si vide sbattere in 
faccia le porte della censura.
Nel 1960, un suo brano entrò a far parte della 
colonna sonora di un celebre film francese e 
l'hobby per la musica, lasciò il posto alla opportunità 
di farne una professione dove trovare 
l'occasione per affermare le proprie idee.
Nasce qui il Tenco cantautore che tutti conoscono....
io ho voluto solo, con queste poche righe,
delinearne gli aspetti iniziali, quelli per 
i quali spero di non essermi troppo "ripetuto".
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