il mio regno

qui si parla di…. Luigi Tenco

Luoghi tenchiani: Sezzadio

(tratto dal diario scritto a 4 mani da Roy Grassi e Luigi Tenco)

Circa in questi anni, anche io tentai l’avventura del lavoro, anche se per me esisteva un’unica attività alla quale avrei voluto dedicarmi: lo scrivere. Ma visto che le uniche cose che scrivevo con la mia Olivetti 22 servivano solo a me, o al massimo a Luigi per fare battute ed aggiungere righe piene di sarcasmo, optai per un lavoro che speravo remunerativo. Mi ci provai. Questo è il resoconto che affidai alle pagine del diario di allora:

….omissis….

Secondo tentativo. Luigi aveva saputo che un signore, in un paesetto del Piemonte, cercava un operatore cinematografico. Questa volta c’eravamo. Questo era sicuramente il mio lavoro! Me lo sentivo. Riempita la mia valigetta di plastica azzurra con i miei pochi averi partii. Beh! Non fu proprio la storia di “Senza Famiglia”, ma certamente io la vissi in quello stato d’animo. Il paesino si chiamava Sezzadio (abbreviazione o distorsione di “senza Dio”? Molto probabile). Sperduto nella campagna piemontese, era composto da non più di dieci case, di cui la più lontana era quella della famiglia che mi avrebbe ospitato, e che aveva il cinema.

La moglie dell’uomo, magra e silenziosa come tutte le piemontesi, mi accolse freddamente, l’uomo mi disse poche parole, domani si sarebbe cominciato a lavorare, per quella sera potevo anche andare a dormire. Mi portarono nella “mia stanza”, una soffitta a cui certamente non mancava “ventilazione”, dati i buchi che aveva il tetto. Tutta la casa era buia e triste; ma in compenso il lavoro era “eccezionale”.

Si partì la mattina dopo, presto. In lontananza vedevo le colline ancora avvolte dalla bruma della mattina, i filari d’uva grondavano di rugiada, il nostro mezzo di locomozione era un asmatico camioncino, che più volte io pensai fosse sul punto di spegnarsi per sempre, ma così non fu. Su questo camioncino vi era di tutto….Come poi avrei visto.

La nostra meta uno sperduto e solitario paesino posto in chissà quale anfratto del Piemonte, se ricordo bene non vidi neanche il cartello indicatore del nome sulla via (possibile che esistano dei posti che non abbiano neppure un nome? Forse!)sezzadio 01

Le ore erano passate interminabili. L’uomo ogni tanto mi parlava di quel tale casolare o della tale famiglia che viveva in una casa che avevamo incontrato, ma non era di certo un chiacchierone. Infine fermammo il camioncino nel momento in cui un orologio di una (mezza) torre di una (mezza) chiesetta suonava le dodici.

sezzadio 02

Pranzo al sacco. Il pranzo era sempre confezionato dalla vecchia: pane e frittata, pane e mortadella, pane e salame, insomma un menù “vario” e soprattutto “sostanzioso”. Il vino invece era abbondante, ma non mi era riservato.

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