il mio regno

qui si parla di…. Luigi Tenco

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Luigi Tenco: “un mandrogn”

Dalle mie parti si dice che i livornesi veri sono i “livornesi di scoglio”. Io, invece, ho sempre detto, di me, che sono un “livornese di campagna”.
Faccio questa breve premessa perché ritengo che non ci sia niente di male ad essere di campagna. Ed anche Luigi lo sapeva benissimo.
Espressioni come “amare il sole perché fa crescere l’erba nei campi o amare la pioggia perché fa crescere l’acqua nel pozzo erano innate in lui come lo sono in me.
Dal mio paese domino il mare ed una torre, che lo rappresenta, funzionava da torre di avvistamento, ai tempi delle Repubbliche Marinare.
Anche Luigi aveva scelto per sé una torre antica dalla quale poteva dominare il mare. Mi è capitato, nel mio collezionare “Tenco” una cartolina insolita
che ho recuperato dalle parti di Dracula (Transilvania) ma è relativa ad un paesaggio dei Pirenei francesi (vicino a Lourdes) ed ho deciso di farne uso per
segnalarne la presenza perché, per una curiosa combinazione si può chiaramente notare che è firmata Tenco e risale a quando Luigi era stato appena concepito (1937).
Ed ho pensato che anche le due fugure, qui rappresentate, in qualche modo, avessero amato il sole e la pioggia, proprio come me e come Luigi.
A nessuno, credo, sfuggirà che, anche nella cartolina, è presente la “torre” !

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A Peppino Impastato

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15 minuti con ….

ReVox …e Luigi diventa Pino

Mi è capitato, nel corso degli anni, di aver sostenuto che ho visto Tenco cantare in TV al Festival di Sanremo del 1967 e non mi sono mai reso conto che l’immagine impressa nella mia memoria era invece relativa ad un diverso cantante.
L’immagine che associavo a Luigi Tenco era quella di un cantante che aveva sbagliato l’attacco iniziale e si mostrava perplesso ed impacciato. Oggi scopro, grazie alle registrazioni dell’epoca, che il cantante perplesso ed impacciato altri non era che Pino Donaggio che cantò, in quello stesso festival il brano “Io per amore” e che la sua perplessità ed incertezza non era affatto dovuta ad un suo errore.
revoxtencopinoPoco male perché questo “amarcord” mi ha riportato a rivivere il momento. che ho ben impresso nella memoria, in cui cantò Dalidà (la mia preferita). Di lei ricordo che ritenni il brano che aveva cantato un motivetto orecchiabile per via del ritornello che ripeteva continuamente le parole “ciao amore” e che ho sempre ritenuto di aver ascoltato anche da un altro cantante.
E così deve essere proprio andata. Ho sempre sostenuto che oltre a Dalidà, qualche altro cantante, sul finire della trasmissione televisiva lo avevo distrattamente seguito. Le lancette dell’orologio indicavano già che stava nascendo un nuovo giorno ed io avevo premura di andare a riposare perché, il giorno seguente, prima di recarmi a scuola dovevo, di buon mattino, andare ad un mio solito appuntamento quotidiano.
A farmi entrare in testa il ritornello di “ciao amore” e lasciarmi l’impressione di aver ascoltato un motivetto “orecchiabile” aveva concorso proprio Luigi Tenco. Uno scherzo della memoria che apprezzo. Oggi, alla certezza di aver visto Tenco cantare in TV quella sera posso anche aggiungere che non era lui quello impacciato e perplesso che talvolta ho anche etichettato come preso dalla timidezza.
E cala, in me, di conseguenza, l’interesse a ricercarne la prestazione in video.

Pasquetta…da Tenco con la bicicletta!

Un amico un giorno mi disse: “se vai da Tenco con la bicicletta, quando per Luigi saranno passati 80 anni dalla sua nascita, ti prometto che vengo anche io”.

Ed io che, “per le strade di Tenco”, non perdo mai la speranza di incontrare amici vecchi e nuovi sono certo che,  questo post non sarà speso invano.

Luigi Tenco e …. i watussi

 

Appendice al programma RAI “Vedrai che cambierà”

Giovani – i giorni di Sanremo

Vedrai che cambierà – parte finale

Vedrai che cambierà

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