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E se ci diranno: “Luigi Tenco, 38 anni dopo…..”


E se ci diranno: “Luigi Tenco, 38 anni dopo…..”

E se ci diranno che 38 voti su 900, nel 1967, non sono bastati per ammettere una canzone di Tenco alla finale del festival di Sanremo, noi risponderemo che le parole di Luigi continuano ad essere drammaticamente attuali in coerenza con quello che era il suo impegno civile, ancora oggi, dopo 38 anni, e che il suo ricordo resta vivo nel cuore e nella mente del Suo pubblico!
Ciao, Luigi ciao.
Riferimenti: il Club "Luigi Tenco" di Venezia ricorda….

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Una intera pagina per ricordare LUIGI TENCO dopo 38 anni

Per ricordare il 38esimo anniversario della morte di Luigi, il quotidiano “La Repubblica” ha ieri dedicato una intera pagina al compositore piemontese, indicando, attraverso l’analisi di 38 diversi punti, anche i vari momenti storici che hanno accompagnato la carriera di Luigi. L’articolo è firmato da Gianni Mura, che già, parecchi anni fa, fu autore dell’articolo “Tenco: la rivoluzione in anticipo”.

TENCO in SAX – Un giorno dopo l’altro


Prefazione al CD di Robero Ceruti

“Un giorno dopo l’altro” è il titolo di questa raffinata serie di trascrizioni di Beppe Castellani e Giorgio Signoretti. Un percorso pieno di emozioni e di esperienze, espresse attraverso alcune delle più belle composizioni di Luigi Tenco sulla strada del jazz. E’ un po’ una riscrittura in chiave originaria delle idee che il cantautore piemontese avrebbe in seguito elaborato per il mercato della musica leggera. All’inizio, infatti, – eravamo nel 1953 – Tenco e Lauzi suonavano assieme nella “Jelly Roll Boys Jazz Band” e sognavano a tempo di swing un improbabile sbarco a New York. Le loro radici affondavano senza alcun dubbio nel nuovo stile, nato verso la metà degli anni ’20 e durato fino al ’40, che traeva origine dalla musica suonata a New Orleans e Chicago, arricchendosi e contaminandosi con i movimenti artistici della più moderna New York, dove avvenne la seconda grande migrazione dei musicisti neri. Riscoprire oggi le melodie di “Vedrai vedrai”, “Mi sono innamorato di te”, o “Un giorno dopo l’altro”, ci fa comprendere due sostanziali passaggi: il primo è la consapevolezza che ormai esse facciano parte della nostra cultura musicale, trasformandosi da canzonette in una sorta di classici immortali; il secondo punto su cui riflettere è il fatto che, malgrado i testi di tutta la scuola genovese vengano comunemente considerati fondamentali nell’economia del pezzo, qui si scopre che la poetica delle parole conserva intatta la sua grandezza, pur se sostituita dalla poesia dell’esecuzione strumentale. La liricità e la dinamica dei due solisti sono talmente evidenti ed espressive, da mettere a nudo gli stati d’animo di ogni singola battuta. Il suono crudo del sax tenore di Castellani non lascia spazio a falsi abbellimenti gigioneschi. Il suo soffiato è un ansimare di sofferenza e di piacere al tempo stesso, ma si cala nella beatitudine generale di cui questo disco è intriso. Il “cigno” Signoretti ha nelle dita una innata sapienza, che trasmette alle sei corde in simbiosi perfetta con i suoi stati d’animo. E’ facile leggere tra le righe la gioia e l’oscura guerra interiore, che caratterizzavano la personalità di Luigi Tenco. La scelta di utilizzare due soli strumenti è riuscita a dilatare gli spazi d’espressione, che sarebbero stati compressi e banalizzati da una sezione ritmica tradizionale. Questo magnifico lavoro non fa che confermare quanto entusiasticamente espresso sui lavori precedenti di Beppe Castellani, aggiungendo alla sua discografia un nuovo prezioso monile da esibire con orgoglio.
Roberto Ceruti
Riferimenti: alle origini di TENCO c’era il Jazz

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