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Senza orario e con una sola bandiera

Senza orario e con una sola bandiera.

Forse mi hanno giudicato proprio così: ?Senza orario e con una sola bandiera??..
?..ho conosciuto oggi la moglie ed il figlio del poeta genovese Riccardo Mannerini; ero invitato, come tanti altri, ad un incontro promosso dal sito riccardomannerini.it ed avrei dovuto esserci fin dalle ore 17 ma, per colpa di un mio personale contrattempo, sono arrivato con un paio di ore di ritardo e quando ho chiesto ?scusate, potete indicarmi, in questo Palazzo, dove si trova la sala della Poesia?? mi è stata data una indicazione precisa ma con fermezza mi è stato anche detto ?a quest?ora, però, troverà chiuso!?
In effetti tutti stavano ormai riprendendo il loro tran-tran quotidiano fatto di orari e di bandiere quando, fra quei tutti, ho cercato e trovato la moglie ed il figlio di Riccardo Mannerini. E sono bastati due o forse tre minuti perché ?una serata come le altre/ cominciasse per incanto a illuminarsi?.
Dopo un breve saluto, mirato a farmi riconoscere, durante il quale ho potuto ricordare anche l?interscambio di post fra il figlio del poeta e l?amica Gulliveriana, ho chiesto alla signora Serando (moglie di Riccardo Mannerini) se veramente avesse conosciuto Luigi Tenco; superato, da parte sua, un attimo di diffidenza, mi ha raccontato di averlo conosciuto a Milano e non a Genova e che le fu presentato, alla fine degli anni cinquanta, ?Luigi aveva si e no 20 o 21 anni?, da un amico comune (Franco Franchi) che lavorava alla Ricordi. Poi lo perse di vista per qualche tempo e lo incontrò di nuovo, questa volta a Genova su iniziativa di Tenco, per i rapporti che il ?nostro? aveva con suo marito. Mi ha parlato anche degli incontri che avvenivano al RobyBar, il piccolo ritrovo di Genova situato all?angolo tra Via Cecchi e Via Casaregis e di quanto e come alcune poesie, scritte da suo marito, potessero finire nelle mani di Luigi e viceversa.
L?ho detto prima?.la serata si era improvvisamente illuminata!
Non mi restava che salutare e dopo aver ringraziato (fra i presenti c?era anche Vittorio De Scalzi componente ed anima del complesso New Trolls che nel 1968 su testi di Mannerini incise uno storico disco dal titolo ?Senza orario e senza bandiera?) ho portato la mia bandiera e cioè ?il ricordo di Luigi? di nuovo al RobyBar (oggi però ha cambiato nome) e poi?.sulle panchine di Via Cecchi.

Livorno, 11 marzo 2006

Riferimenti: senza orario, con una bandiera su splinder.com

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A CHI IN QUALCHE MODO MA SENZA FANATISMO PORTA AVANTI IL NOME DI LUIGI TENCO


Affido al BLOG questa volta una iniziativa che tanto tempo fa intraprese il Club “Luigi Tenco” di Venezia, firmata da Giuseppe Loteta ma sotto la regia della Giorgina.

A CHI IN QUALCHE MODO MA SENZA FANATISMO PORTA AVANTI IL NOME DI LUIGI TENCO

Luigi Tenco si differenziava dagli integrati per la sua aderenza al tipo di musica che aveva scelto. “Nessuno fa niente per la nostra musica” – aveva scritto pochi giorni prima di uccidersi – “Il patrimonio folkloristico italiano è così vario che ogni cantante e compositore potrebbe attingervi mantenendo la sua personalità”. Una personalità che egli faticava ormai a conservare, alle prese con i quotidiani problemi che lo contrapponevano all’industria discografica e al grosso pubblico. Era stato lanciato (la protesta cominciava ad essere di moda) per la freschezza delle sue composizioni e per il suo appassionato modo di eseguirle. Ma era chiaro che le sue canzoni, così com’erano, non sarebbero state accettate dalla grande maggioranza dei consumatori, ormai condizionata in un certo modo.
Bisognava modificarle, renderle più commerciali. Un compromesso che Tenco aveva cominciato ad accettare, recalcitrando e tormentandosene, nell’illusione che alla fine sarebbe stato lui a prevalere sul pubblico e sui padroni, lui a spezzare le ferree leggi del profitto industriale. E cercava di restringere quanto più possibile il margine di compromesso, con un’ostinazione che tradiva la sua origine contadina. E’ facile dire ora che la battaglia di Tenco era perduta in partenza, che non poteva fare altro che piegarsi o rinunciare fin dal principio. Ma si possono ben comprendere le ragioni del suo travaglio, della resa totale alla rivelazione che il pubblico italiano – o meglio ciò che l’industria discografica ha voluto fosse il pubblico italiano – preferiva alla sua musica perfino un vuoto valzer lento dalle parole mielate fino alla nausea. E anche la sua ultima, sproporzionata protesta, l’illusione di modificare con un gesto clamoroso e tragico i dati di una realtà industriale ben altrimenti modificabili.
Giuseppe Loteta
Riferimenti: Ricordando le iniziative di tanto tempo fa…..

Luigi Tenco ….in gennaio e senza invito

Gennaio….si avvicina il 38esimo anniversario della morte di Luigi Tenco ed io mi ritrovo invitato, proprio il 27, da due suoi vecchi amici, Ornella e Gino, che iniziano una tournée della quale parleranno diffusamente i media.
Anche l’Associazione Culturale “Le Nuvole” mi ha invitato, in questo freddo mese di gennaio, ma là si parlerà di Fabrizio De André, altro amico di Luigi, e dell’uscita di un nuovo interessante libro che ne descrive gli anni giovanili.
In me però, che sono concittadino di Piero Ciampi, cresce il desiderio di andare nel paese di Luigi, dove posso portare un fiore e tornarmene a casa facendo il pieno con il Barbera.
Forse qualcuno mi capirà!
Riferimenti: IL MIO REGNO

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